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IL 29 GIUGNO, IN PREFETTURA, NESSUN ACCORDO TRA UILA UIL E AZIENDA “DON CAMILLO”

Antonio Trenta: “Nessun rinnovato accordo tra l’Azienda agraria ‘Don Camillo’ e noi”
La Uila Uil è pronta a chiedere l’intervento della task force pugliese.
Il segretario generale del sindacato jonico degli agricoltori ribadisce la richiesta di assumere tutto il personale della “platea storica”, ovvero le quaranta lavoratrici.
“Nei prossimi giorni – ribadisce Trenta – la UILA UIL di Taranto valuterà la possibilità di chiedere alla task force regionale di aprire un tavolo di crisi specifico”.
“Leggiamo sulla stampa di un ‘rinnovato accordo’ – chiarisce Trenta – ma ci teniamo a precisare che la Uila non ha sottoscritto alcuna intesa con la don Camillo. Dalla riunione in Prefettura – lo scorso 29 in videoconferenza – emerge solo una certezza: 20 lavoratrici di Massafra sono rimaste senza lavoro e le rispettive famiglie senza reddito. Alla riunione abbiamo proposto una soluzione che avrebbe risolto la vertenza senza ulteriori oneri per l’azienda, inspiegabilmente rifiutata”.
Al vertice, dal Palazzo del Governo, la Uila Uil aveva ribadito la sua proposta di “applicare il metodo della “turnazione” per far lavorare tutte le lavoratrici della “platea storica” secondo un principio di solidarietà, così come avviene per la lavorazione invernale degli agrumi, evitando dunque discriminazioni tra lavoratori”.
Sarebbe bastato optare per questa soluzione per chiudere in positivo la vertenza. Trenta aveva anche chiesto “quale “criterio oggettivo” l’azienda ha utilizzato per selezionare il personale da utilizzare: “E’ noto che tutte le lavoratrici hanno lo stesso livello di professionalità. Per questo volevamo conoscere cosa avesse determinato la scelta della don Camillo, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra domanda”.
Inoltre, al tavolo, la Uila Uil ha pure evidenziato che la giornata lavorativa è di 6 ore e 30 minuti e che il lavoro straordinario non può superare le 3 ore giornaliere e che può essere chiesto dal datore di lavoro in casi di evidente necessità, la cui mancata esecuzione pregiudichi le colture e la produzione.
“Pertanto – afferma il segretario Trenta – non può essere una consuetudine l’utilizzo dello straordinario. Il protrarsi dell’orario, in alcuni casi, fino a picchi giornalieri che superano abbondantemente le 9 ore, oltre a non rispettare il contratto, dimostra che l’organico è carente. Risulta anche essere diseconomico perché le ore che eccedono l’orario ordinario devono essere retribuite con una maggiorazione del 25 per cento”.
Di qui, allora, la necessità di aprire un tavolo di crisi su questa oramai complicata vertenza occupazionale nell’ambito della task force della Puglia.

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